Senza cultura il mondo non ha futuro

Monica Amari, «Elogio dei diritti e dei doveri culturali» – L’insegnamento è chiarissimo: senza cultura il mondo non ha futuro» di Luciana Grillo

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Titolo: Elogio dei diritti e dei doveri culturali. A difesa
della democrazia

Autrice: Monica Amari
Editore: Rubbettino, 2023

Pagine: 184, Brossura
Prezzo di copertina: € 15

Un saggio può essere affascinante, coinvolgente, e questo lo è perché tocca – con estrema semplicità e chiarezza – temi che ci riguardano da vicino, come la libertà, la giustizia, la conoscenza, la dignità, la tolleranza.
Dopo un interessante prologo del prof. Giorgio Galli (in memoriam), l’introduzione dell’autrice chiarisce che l’ignoranza per così dire obbligatoria delle donne afgane, il rifiuto del velo delle iraniane, così come l’assalto al Campidoglio, il basso livello degli studenti alle prove Invalsi, il taglio dei finanziamenti alla ricerca o il mancato sostegno ad alcune categorie di lavoratori durante la pandemia «sono la conseguenza di una mancata presa di coscienza dell’esistenza dei diritti e dei doveri culturali» che appartengono ai diritti umani, cosa spesso ignorata.

«Il riconoscimento dei diritti culturali permetterebbe di sottolineare l’importanza di incrementare una capacità riflessiva collettiva, presupposto indispensabile per vigilare su una valenza etica dell’azione politica.
Se il riconoscimento dei diritti civili si è basato sul binomio libertà e proprietà e l’affermazione dei diritti sociali sul binomio libertà e giustizia, oggi il riconoscimento dei diritti e dei doveri culturali si basa sulla necessità di abbinare il concetto di libertà a quello di conoscenza.
Far sì che ciò avvenga potrebbe significare l’avere individuato una strada per avere un Paese migliore».
E questa è solo una parte dell’introduzione.

Amari considera il nostro Paese in emergenza culturale e ritiene che il degrado culturale sia iniziato negli anni Ottanta, con i «continui tagli all’istruzione, alla formazione, alla ricerca, all’informazione e alle attività creative con gravi danni per la produttività intellettuale e, di conseguenza, anche per quella economica e sociale».
E dunque prende in mano la Costituzione italiana, riporta le considerazioni di Fioravanti, G.M. Flick, M. Flick e Zamagni, Costa, Zappalà; cita le parole di F.S. Nitti e ricorda l’intervento alla camera dei Deputati del Premio Nobel Parisi (2021); ribadisce con Bobbio che «la nostra sia l’età dei diritti», osserva che per qualcuno la cultura è «un fenomeno elitario e non collegato con gli altri aspetti della vita social».

Ritorna al 1941 e a F.D. Roosevelt che davanti al Congresso degli Stati Uniti parla di quattro libertà: libertà di parola, libertà di credo religioso, libertà dal bisogno, libertà dalla paura, per concludere «che libertà significa la supremazia dei diritti umani ovunque» e che a tutti gli uomini deve essere riconosciuta la dignità che l’UNESCO associa alla cultura, all’educazione e alla scienza.
Naturalmente, una recensione non è un riassunto, ma può essere un suggerimento a leggere un testo come questo che racconta anche il percorso dei diritti culturali, l’identità culturale che ci rende nello stesso tempo simili e diversi dagli altri, il multiculturalismo, l’accettazione e il confronto con altre culture.

Il tema a mio avviso più forte è quello dell’Istruzione, che deve combattere l’impoverimento culturale, le diseguaglianze, la paura del diverso.
Calamandrei – il cui pensiero è attuale anche ai giorni nostri – sosteneva che «la scuola, organo centrale della democrazia, serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente… non solo nel senso di classe politica… ma anche nel senso culturale e tecnico…».
E la classe, una volta creata, «non deve essere una casta ereditaria, chiusa in oligarchia, una chiesa, un clero, un ordine».

Né deve essere contaminata da chiusure nazionalistiche e autarchiche. G. Zagrebelsky evidenzia che «la Costituzione… è l’organizzazione di questa triade (economia, politica, cultura): economia per assicurare i beni materiali; politica per assicurare ordine e sicurezza; cultura per creare senso di appartenenza; …nella sfera economica troviamo divisioni e rivalità per acquisire proprietà; nella sfera politica ugualmente, per acquisire potere.
«Economia e politica producono conflitti e disgregazione. Tutte le società, senza eccezione, sono destinate a fallire se non sono tenute insieme da una forza indipendente da economia e politica, e questa forza è di natura culturale».

Dunque, i diritti culturali sono indispensabili, eppure l’autrice si chiede chi debba difenderli. E come esempio cita il programma dell’Unione Europea rivolto ai giovani, Erasmus, il cui budget ha subito il drastico taglio del 13,8 per cento per il periodo 2021 – 2027.
Nel 2021 è stata proposta l’istituzione di un garante dei diritti culturali, figura simile a quella del difensore civico, che dovrebbe favorire l’affermarsi di un’opinione pubblica critica, capace di dare forza alla democrazia stessa.
Amari giunge alla conclusione sostenendo la necessità di coinvolgere gli individui in una «sfida culturale basata sulla consapevolezza che viviamo all’interno di una società plasmata dalla conoscenza, la quale deve essere tutelata da specifici diritti e doveri».

Nella postfazione, la prof. Cerati sottolinea l’attualità di questo saggio di Amari e considera la «Permacrisi» in cui viviamo, ricorda che il PNRR, la «Twin Transition», l’intelligenza artificiale e tanto altro non potranno essere pienamente sviluppati se non ci sarà un irrobustimento della dimensione culturale.
Letto questo saggio, credo di aver imparato molto e anche di essermi confermata nell’idea che senza cultura il mondo non ha futuro.