QUANDO LA SOCIETA’ CIVILE SCENDE IN CAMPO

di Luisa MOTOLESE                                                                                                                                                                                        segretario generale del Movimento per i diritti e i dover culturali

Questa riflessione [1] prende spunto dal titolo apparso su un giornale di alcuni giorni fa “La società civile scende in campo Un titolo  adattabile per una molteplicità di occasioni della vita politica italiana.La società civile scende in campo per un referendum, contro la mafia, per i diritti…Quello di società civile è un concetto passe partout ma, proprio per questo, la porzione di realtà che dovrebbe delineare risulta poco definita. Come tanti concetti è più facile definirlo per accerchiamento che non tramite una definizione da dizionario. Prima di essere una categoria politico-giornalistica la s.c. è stata una categoria della filosofia politica che matura con la nascita dello stato moderno. Sono Rousseau Locke ed Hobbes che la definiscono in opposizione allo stato di natura ed alle società primitive e viene a coincidere con   il concetto di civiltà e di società civile Nel XIX secolo con Hegel e Marx il suo significato cambia e diventa sinonimo di società politica: la società politica definisce lo spazio della gestione del potere, la s.c. risulta dal mondo di relazioni umane che la precede. E per Hegel occupa lo spazio sociale che si estende tra la famiglia e lo stato. Per Marx la società civile non è una sfera subalterna allo Stato ma è la struttura economica che determina la sovrastruttura politica, giuridica ed ideologica. In questa visione lo stato non rappresenta più un interesse comune ma è strumento di dominio di una classe sull’ altra e l’eguaglianza formale proclamata dai diritti liberali maschera le disuguaglianze sostanziali

A due secoli di distanza si registra sempre una contrapposizione  tra società ed istituzione, tra la società politica che è quella dei partiti, la casta e dall’ altra la società civile che è il paese reale contro la burocrazia, il cittadino contro il simbolo del partito e della nomenclatura, che significa svalutazione della politica e dei partiti. Ma il concetto di società civile non viene definito solo distinguendolo dalla società politica ma anche contrapponendosi ad una visione puramente liberista del mondo che non crede che il mercato possa essere il parametro unico del buon funzionamento di una società cosicché il meccanismo della domanda e dell’offerta va mediato dai valori che interpretano in modo imparziale gli interessi collettivi. Società civile ha anche un significato di contrapposizione alla società incivile (buttare carta per strada, non pagare il biglietto del tram eccc..) cioè, il rispetto delle norme fondamentali del vivere collettivo. Così la s.c. diventa non una categoria analitica solamente ma anche un vero soggetto politico con un ruolo specifico nelle dinamiche democratiche, spazio di partecipazione esterno alla politica istituzionale. Uno spazio interclassista, laico, multiculturale dove perseguire interessi collettivi.Tutte queste opposizioni individuano quindi una porzione di realtà sociale che può funzionare da soggetto attivo del mondo politico, per il quale la cittadinanza non è solo questione di forma ma comporta un ruolo che deve essere esercitato. La società civile ha svolto un ruolo significativo con molte iniziative di solidarietà dal basso: il mondo del volontariato, associazioni, impegno civico di molti cittadini dalle reti di vicinato fino ai gruppi di quartiere.

Le disuguaglianze sono aumentate durante la pandemia: di genere territoriale, per nazionalità e nel mercato del lavoro. Pensiamo alla solitudine degli anziani (degli over 74, 2.5 milioni di persone vivono sole e saranno 3,6 nel 2045). Ebbene, secondo stime risalenti a qualche anno fa, in particolare durante il Covid si è registrato un fenomeno c.d di volontariato di cittadinanza (6 milioni  di cittadini) E’ la consapevolezza sempre più diffusa che la qualità della vita della società locale non può essere affidata solo alle istituzioni pubbliche né ad atti individuali isolati; cittadini che pur non facendo parte stabilmente  di associazioni od organizzazioni specifiche consolidate, si sono comunque impegnati in gruppi di quartiere per creare reti di welfare, promuovendo così processi partecipativi dal basso. Si è sviluppata una cultura della cittadinanza attiva, una cultura di impegno civile, comunque positiva.

A livello europeo la società civile si fa sentire con forza. Il Cese (Consiglio Economico e Sociale) è composto da organizzazioni della società civile (agricoltori, piccole imprese, organizzazioni non governative nell’ ambito della protezione sociale ed ambientale). Fornisce pareri su questioni riguardanti l’UE per la Commissione, il Consiglio dell’UE ed il Parlamento Europeo fungendo da ponte tra le istituzioni decisionali dell’UE ed i cittadini dell’UNIONE e contribuendo così al processo decisionale. Anche a livello internazionale a San Francisco  nel 1945 per la redazione della carta dell’ONU erano presenti 42 organismi non governativi. Molto interessante una ricerca svolta nel 2021 nell’ ambito del CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili), e precisamente da tre donne: Luisa Chiodi, Fazila Matt e Serena Epis. Si tratta di un rapporto di circa cento pagine che fornisce una rappresentazione ampia e variegata della società civile allo stato attuale, attraverso interviste a rappresentanti e componenti di associazioni ed organizzazioni non profit oltre che attraverso l’esame e l’analisi di report di organizzazioni internazionali. Le conclusioni sono estremamente significative .

A seguito di 18 interviste, di una attenta   analisi di report  di organizzazioni internazionali e della produzione accademica è emerso un contesto di profondi cambiamenti nel rapporto tra la società civile e la politica. Intorno agli anni 90, emancipandosi dal ruolo di cinghia di trasmissione dei partiti, la società civile ha confermato la sua vivacità ed ha conquistato forte autonomia. Questa trasformazione è avvenuta contestualmente all’indebolimento dei partiti e quindi la società civile si è ritrovata senza una controparte istituzionale capace di trasformare le proprie istanze in decisioni politiche. Tutti gli intervistati hanno evidenziato l’assenza di interlocutori politici in grado di concretizzare le proposte che vengono avanzate. Le molteplici proposte avanzate si scontrano spesso con un’apertura solo formale delle istituzioni. Alla debolezza della politica si associa altresì la forza di alcuni attori economici e questa collusione tra interessi economici e politici limita la libertà dei media e rischia di vanificare gli sforzi della società civile. Tutti sono d’ accordo su una constatazione: non ci sono dubbi sul restringimento dello spazio civico negli ultimi anni ma questo fenomeno è limitato ad alcune realtà solamente ed indubbiamente quelle che risentono dell’ambiente ostile sono senza dubbio le organizzazioni impegnate nella difesa dei migranti. Dalle interviste emerge che si registra una mancanza di cultura istituzionale dei diritti fondamentali e che l’Italia è uno dei pochi paesi dell’UE a non aver ancora una istituzione indipendente per i diritti umani nonostante gli impegni internazionali sottoscritti. Tutti gli intervistati hanno comunque evidenziato che investono notevoli energie nel dialogo istituzionale cercando di sensibilizzare singoli parlamentari, partecipando alle audizioni

Tra le strategie di advocacy a cui fanno ricorso le organizzazioni ed associazioni della società civile c’è il contenzioso giudiziario a livello nazionale ed internazionale e qualcuno lo definisce la nuova frontiera dell’attivismo civico; le sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa hanno consentito così di raggiungere risultati importanti. Altre costanti che hanno permesso alla società civile di farsi apprezzare sono: un impegno costante, la capacità di combinare strategie di intervento diverse, la costruzione di alleanze trasversali con portatori d’ interesse pubblici e privati sia nazionali che internazionali. Alcuni intervistati hanno sottolineato la mancata inclusione nella redazione del PNRR (il Piano nazionale di Ripresa e di Resilienza) lamentando così scarsa trasparenza. Solo dopo essersi adoperate ed organizzate in un Osservatorio civico, alcune organizzazioni hanno ottenuto l’ingresso della società civile nel tavolo di partenariato economico sociale e territoriale incaricato di monitorare l’attuazione del piano. Tutti gli intervistati hanno poi ribadito che i dati relativi al PNRR rimangono accessibili esclusivamente alle pubbliche amministrazioni e non a tutti i cittadini e quindi non ci sarebbe completa trasparenza nell’ implementazione dei progetti. Altra considerazione importante che tende ad indebolire la posizione della società civile è certamente la scarsa disponibilità di risorse finanziarie perché in Italia manca una istituzione indipendente per promuovere e tutelare i diritti fondamentali. Le organizzazioni italiane si reggono prevalentemente grazie ai progetti europei. I fondi europei sono gestiti dalla Commissione e richiedono comunque un impegno molto gravoso per le organizzazioni piccole e medie che nel paese rappresentano comunque la parte considerevole della società civile. Molte organizzazioni preferiscono concentrarsi sulla raccolta fondi da parte di privati, soprattutto le fondazioni.

Altra grossa difficoltà è la necessità di costruire alleanze e di operare in rete, cercando di lavorare a cavallo tra la politica internazionale ed interna. Ed il monitoraggio dell’applicazione delle normative europee e degli impegni presi dal nostro paese a livello internazionale è parte integrante del lavoro di queste organizzazioni. Molteplici gli strumenti adottati per fare pressione sulle istituzioni nazionali, per esempio con la redazione di rapporti ombra, alla collaborazione con i relatori speciali delle organizzazioni internazionali. Altro aspetto fondamentale è quello di investire nella comunicazione, sia tradizionale che digitale. Per assolvere a tutte queste necessità -dalla comunicazione alla ricerca di finanziamenti, dalle reti al rapporto con la politica – la società civile italiana ha bisogno di un certo livello di professionalizzazione e sempre mantenendo il legame con la base. Il rapporto termina con l’affermazione che le alleanze trasversali, anche in termini generazionali, sono fondamentali per trasformare la società civile da bersaglio ad antidoto alla crisi della democrazia. Il legame tra società civile e movimenti per i diritti culturali è forte ed interdipendente: la società civile come insieme di attori non statali promuove e difende i diritti culturali attraverso la mobilitazione e la rivendicazione    mentre  i movimenti per i diritti culturali agiscono come soggetti specifici all’interno della società civile portando avanti le istanze culturali in ambito pubblico; relazione che porta a riconoscere che la cultura è parte integrante della vita sociale e che la sua valorizzazione è questione di diritti umani.

Cultura e società sono interconnesse: non esiste società senza una produzione culturale né cultura al di fuori della società ed i movimenti per i diritti culturali operano proprio in questo spazio di interconnessione. Il nostro movimento che pone la questione del riconoscimento dei diritti e doveri culturali all’ interno dei principi fondamentali della Costituzione può offrire nuove visioni in una società trasformata dal paradigma digitale, dalla transizione ecologica e dalla intelligenza artificiale. Proprio in questi giorni, sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia evidenziava che il nostro paese, fra i tanti, ha anche il problema della lettura. Ultimi in Europa come numero di diplomati di scuola superiore, al penultimo posto come numero di laureati ( il 42% degli iscritti abbandona gli studi dopo un anno) e con forti squilibri fra il Nord ed il Sud (nel mezzogiorno solo un giovane su 5 è laureato). E non è solo una questione formale, legata al possesso di un pezzo di carta. Stando alle statistiche del Censis sono numerosi gli italiani che non capiscono un testo scritto e non sanno esprimere ciò che vorrebbero dire. Il 38% degli italiani negli ultimi 12 mesi tra i 15 ed i 74 anni non ha comprato un libro e solo il 73% in questa fascia d’ età dichiara di aver letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi. Come afferma Galli della Loggia “è qui che ne va davvero l’avvenire del paese. Solo la lettura risveglia la mente, alimenta l’intelligenza, rende liberi”.

Terminiamo questo lavoro con alcune frasi celebri sulla società civile: Essere donna non è un dato naturale ma il risultato di una storia. Non c’è un destino biologico e psicologico che definisca la donna in quanto tale. Tale destino è la conseguenza della storia della civiltà e per ogni donna la storia della sua vita (Simone de Beauvoir). La libertà senza civiltà e senza pace non è libertà (Nelson Mandela).

Riferimenti bibliografici:

Che cosa è la società civile? in Rivista Figure, 17 giugno 2021,

La società civile da bersaglio ad antidoto alla crisi della democrazia? in CILD 20 dicembre 2021;

Rilanciare il ruolo politico della società civile di Leonardo Becchetti in ANSA, 21 maggio 2025,

La società civile -Enciclopedia Treccani;

La società civile in Wikipedia;

Protagonismo sociale e crisi pandemica: le risposte della società civile alle crescenti disuguaglianze. Nota introduttiva di Ugo Ascoli in Rivista delle Politiche sociali gennaio 2022;

Società civile in Fondazione Italiani Europei ,24 gennaio 2011;

Società civile: un nuovo ruolo in Avvenire, 10 novembre 2023;

La società civile come attore della cooperazione in Openpolis, 3 dicembre 2021;

 

[1] relazione svolta il 7 novembre 2025 all’ Università dell’ età libera di Martina franca